27 dicembre 2002 – 4 gennaio 2003 Genova – Muxia – Genova

Questo è il diario dell’esperienza fatta quasi nove anni fa, come volontario di Legambiente in Galizia dove la carretta del mare “Prestige” è affondata liberando il suo terribile carico che ha devastato le coste di tutto il golfo di Biscaglia, giungendo fino alle spiaggie bretoni ed inglesi; e come il “chapapote” (il nome che i galiziani hanno dato al catrame composto di Fuel2, olio pesante, scarto tossico del petrolio) mi s’è attaccata sulla pelle, indelebilmente.
La Prestige si è inabissata davanti alle coste galleghe il 13 novembre 2002 e immediata è stata la consapevolezza che si trattasse di una tragedia ecologica senza pari.
L’incompetenza del governo spagnolo guidato da Aznar è stata sotto gli occhi di tutto il mondo e invece di circoscrivere il danno, affondando la nave in una delle rias che caratterizzano la costa galiziana, la petroliera veniva portata al largo della costa portoghese, fin quando la nave si è spezzata liberando immediatamente 35.000 tonnellate, in pratica metà del carico, e rilasciando nei mesi a venire quello che si era inabissato.
Ondate di maree nere sono arrivate sulla costa della Costa della Morte (un presagio, il nome di questo tratto di costa) ed immediatamente si sono mobilitati in Spagna, in Europa ma pure da molti paesi del mondo, giovani e meno giovani.
Il 27 dicembre sono partito alla volta di Genova dove un gruppo di ragazzi di Legambiente ma non solo, sarebbero il giorno dopo partiti alla volta di Muxia, paese di pescatori in provincia di La Coruna, a nord di capo Finisterre.
25 ore di viaggio alternandosi alla guida, finendo per stringere amicizia, simpatia (e pure un amore tra un ragazzo e una ragazza genovese… spero duri tutt’ora) per giungere in una palestra, divenuta per l’occasione un immenso loft per ospitare fino a 800 volontari; una gioiosa Babilonia (seppure a predominanza spagnola) fatta di uomini e donne che erano là perchè “volevano dare una mano” a ripulire le spiaggie e le scogliere, ed essere vicini ai galiziani, gente di mare, lontana dai luoghi comuni dello spagnolo allegro ed estroverso, dalla “movida” e dal cinema di Almodovar.
Uno dei momenti più toccanti è stato un giorno nei locali adibiti a doccia, quando un anziano operatore della Protezione Civile, commosso ci disse “le Brigate Internazionali sono tornate finalmente…”, riferendosi ai volontari che accorsero da tutto il mondo, scendendo in campo contro Falange di Franco nella guerra civile spagnola del 1936.
E’ il mare che detta i tempi del lavoro dei volontari: la sera i responsabili della Protezione Civile, in base alla previsioni meteo, ed in particolare al calare della marea, stabiliscono il programma dei lavori per l’indomani e pure la sveglia che all’indomani suona all’interno del Deportivo de Muxia.
Quindi dalle 6 alle 7 il mosaico colorato fatto di sacchi a pelo e coperte dell’esercito spagnolo, prende vita, si rianima e sbadiglia in tutte le lingue del mondo: italiano, spagnolo (ovviamente), francese, inglese e tedesco e pure in coreano (c’è infatti un ragazzo di Seul), giusto il tempo di vestirsi, lavarsi e di fretta a fare colazione al … mercato del pesce, la nostra mensa, che poi c’è da fare la fila alla tensostruttura della Protezione Civile, dove quasi come soldati medioevali facciamo la vestizione: due tute, una verde (possibilmente pluriuso) e una bianca, una mascherina con filtro (le esalazioni del chapapote sono venefiche), guanti, occhiali protettivi e las botas, gli stivali.
A questo punto ci rechiamo sul “posto di lavoro” a volte a piedi, più spesso su camionette dell’esercito dove cantiamo cori e canzoni, gettonatissima “bella ciao”, “fischia il vento” e “el vals de el obrero” degli Ska-Pe, oppure brindiamo con spumante, visto l’avvicinarsi della fine dell’anno.
Appena scesi veniamo sigillati, con nastro adesivo, ai guanti e agli stivali per essere il più possibile “stagni” all’acqua e al catrame, misura, ahimè, spesso inutile: ci sono volontari che non partecipano direttamente alle pulizie, ma ci assistono in qualunque nostra esigenza, perchè una volta che entriamo in contatto con il chapapote non possiamo più toccarci gli occhiali o la mascherina, bere o soffiarci il naso; i “manos limpia” operano infatti con guanti usa&getta e divengono rapidamente i più popolari tra noi volontari.
Con la tuta finiamo per assomigliarci un pò tutti ed è quindi necessario caratterizzarci, tatuando le nostre tute semplicemente con il nostro nome, piuttosto che con slogan come “Io non ho votato Berlusconi”, “Verità e giustizia per Carlo Giuliani”, “Un altro mondo è possibile”, con il nome della propria associazione o centro sociale, oppure il numero di maglia e il nome del proprio idolo calcistico (gettonatissimi Figo, Raul e Totti).
Nessuno ha fatto un corso di formazione su cosa fare e perciò finiamo per darci da fare ognuno con tecniche che affiniamo con l’esperienza: con le spatole raschiamo gli scogli, oppure direttamente con i guanti dalle pozze che si formano, oppure direttamente sulla battigia ad intercettare i grumi di chapapote galleggianti.
I secchi pieni vengono presi e portati dai militari e dalla protezione civile, sul ciglio della strada dove sono degli scarrabili, e riportati giù vuoti.
¡Nunca Màis!
Oltre dieci anni fa ero a Genova a manifestare contro i presunti grandi otto.
Domani sarò invece a Roma per il World Revolution Day.
Indignato ieri, indignato oggi.
496 chilometri di distanza dividono piazza Alimonda da piazza Esedra ma tutto attorno il mondo è cambiato.
Dieci anni fa il movimento noglobal affermava a gran voce che “un altro mondo” era “possibile”, oggi quella stessa globalizzazione si sta accartocciando su se stessa, trascinando nel baratro il futuro di quelli che ai tempi del G8 erano soltanto dei bambini.
Il movimento noglobal dopo i tragici fatti di Genova dopo una campagna di disinformazione è diventato un marchio d’infamia, sinonimo di black-bloc, eppure era un movimento trasversale, fondamentalmente pacifista e nonviolento e contestava quelle istituzioni di governance mondiale (WTO, BMI, FMI e ovviamente il vertice del G8), le stesse che sono responsabili della crisi mondiale che stiamo vivendo.
Cosa lega gli indignati di oggi ai noglobal di ieri? Dai Social Forum è nato il Forum Acqua Bene Comune che hanno fortunatamente vinto la battaglia contro la privatizzazione nei referendum di aprile, contro il decreto Ronchi fatto dal centrodestra ma pure le privatizzazioni del centrosinistra.
Cosa rende differenti queste due mobilitazioni? In dieci anni il Web è diventato sempre più l’unico vero, più affidabile strumento di informazione e di condivisione, ormai in tempo reale; quel famoso battito d’ali di una farfalla in Brasile può generare sempre più un uragano in Texas come teorizzato da Edward Norton Lorenz nel 1972.
E’ una moltitudine plurale che è impossibile rappresentare politicamente, ed è giusto così, perchè mischia la rabbia, le paure e pure i sogni di un mondo dove l’uomo e l’ambiente siano al centro, e non strumenti di un’economia disumana, dove i broker della Chicago Trade of Board stabiliscono i prezzi degli alimenti a livello mondiale e con essi della vita o della morte di tanti, dove si salvano le banche e si sfrattano le famiglie, un mondo di povertà e paradisi fiscali, di distruzioni ambientali nel nome, ovvio, del profitto di pochi.
Costi sociali e ricavi privati insomma … da questa trappola non si esce se si pensa di riformare BCE, WTO, FMI ma con una RIVOLUZIONE! Che non deve essere necessariamente violenta anzi: Jean Jaurès, apostolo del pacifismo affermava “Può esserci rivoluzione soltanto là dove c’è coscienza.” Come dargli torto?
Al di là che un quotidiano in genere molto attento come “Il Fatto Quotidiano” abbia sostenuto e promosso la raccolta di firme contro il Porcellum, basta fare una ricerca in rete per trovare che persone al di sopra di ogni sospetto come Gianni Ferrara, esimio costituzionalista che ci spiegano come sia fondamentalmente un imbroglio perchè ripristinando il vecchio sistema elettorale maggioritario (noto come Mattarellum) si nega il ritorno al sistema proporzionale, unico sistema veramente rappresentativo e democratico.
Il referendum promosso da Stefano Passigli e altri avrebbe trasformato il sistema elettorale italiano in … tedesco, un proporzionale con lo sbarramento al 4%, simile a quello vigente in Germania.
Questo però non piaceva ai fans del sistema bipolare e quindi a SEL e IDV di fatto i più convinti sostenitori del ritorno al Mattarellum.
Un ritorno all’antico che di fatto “cristalizzerebbe” il sistema politico e ci dovremmo tenere PDL, PdmenoL & soci a vita… il sistema tedesco fa si che i partiti storici possano essere ridimensionati di molto, ha permesso ai Grunen di esplodere e al PDS (gli excomunisti della Germania Est e la sinistra dell’SPD) di uscire dall’extraparlamentarismo come al fenomeno PiratenPartei (a livello per ora “regionale”).
In TV, supremo organo di disinformatia, si continua a parlare di parlamentari nominati e non eletti e di come con questo referendum finalmente il cittadino potrebbe tornare a scegliere.
In realtà il Mattarellum le prefenze verrebbero espresse SOLO sulla quota proporzionale del 25% e solo perchè il referendum abrogativo promosso da Mariotto Segni non poteva cancellare totalmente il proporzionale, mentre il restante 75% verrebbero assegnato in collegi uninominali dove viene eletto il candidato più votato.
Ovviamente i candidati dei collegi tornerebbero ad essere appannaggio delle segreterie di partito nazionale per “paracadutare” candidati “deboli” su collegi sicuri.
A Livorno con il Mattarellum è stato eletto con il centrosinistra Natale D’Amico, di Vibo Valentia, senatore per la Margherita, poi passato a “Rinnovamento Italiano (sigh!)”.
Un’ultima cosa che mi indigna è la mistificazione fatta da coloro che stanno “vendendo” questo referendum promosso dalla CASTA come una misura “anticasta”: che si tratti proprio del contrario lo vediamo dalle conversioni sulla via di Damasco di PD, Lega, parte del PDL.
Assimilare questo referendum ai 2 sull’acqua pubblica (avversati da tutti i partiti) come figli della volonta popolare è una vera beffa. Se questo referendum sarà ammesso giuro che mi impegnerò nel comitato del No.
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C’è un falso nell’attività pubblica che il codice penale ignora. È il falso nella comunicazione politica. Ha da sempre influito sulla vita politica italiana ma col berlusconismo la ha pervasa.
Ora però da fonte diversa se ne sta praticando uno gravissimo di falsi a danno della fede pubblica, degli elettori, della democrazia italiana. A commetterlo sono i promotori dei referendum elettorali che strombazzano la loro avversione al Porcellum ma mirano a restaurare il … fratello gemello: il Mattarellum.
Sostengono che così, da una parte, sarà eliminato lo sconcio del “premio di maggioranza” che, in realtà, è attribuito alla minoranza più consistente trasformandola in maggioranza e, d’altra parte, sarà restituito agli elettori il potere di scegliere i loro rappresentanti. Mentono. Innanzitutto perché quesiti referendari volti a determinare precisamente, chiaramente, nettamente l’eliminazione dei vizi del porcellum c’erano. Erano stati proposti nel giugno scorso.
Ma furono combattuti con furioso accanimento e con sciagurato successo proprio dai promotori dei referendum “pro mattarellum” inventati appunto per ostacolare una campagna referendaria che con quei quesiti, una volta approvati, avrebbero capovolto il porcellum da maggioritario in proporzionale.
La restaurazione che si tenta col mattarellum è invece diretta proprio a riaffermare il sistema maggioritario di elezione, a garantirlo, consolidarlo, perpetuarlo. A di là dei moltissimi e fondatissimi dubbi sull’ammissibilità di tali referendum, alla stregua della giurisprudenza della Corte costituzionale in materia, va detto, nel merito, che i promotori dei referendum “pro mattarellum” mentono quando dicono di voler eliminare il meccanismo che trasforma la minoranza in maggioranza.
Mentono perché il sistema che vorrebbero resuscitare, pur attribuendo un quarto dei seggi al sistema proporzionale, si fonda, per gli altri tre quarti, sul sistema maggioritario in collegi uninominali. Questo, tra quelli esistenti, è il sistema elettorale che determina il massimo di distorsione degli effetti collegabili alle pronunzie del corpo elettorale.
Eleggendo un solo parlamentare per collegio, cioè il candidato che abbia ottenuto un voto in più di ciascuno degli altri, conferisce un premio implicito a tale candidato, un premio che, paradossalmente, è direttamente proporzionato al numero dei voti ottenuti … dagli altri candidati.
Nullifica così il diritto universale ad essere rappresentati in Parlamento perché esclude dalla rappresentanza quegli elettori che non sono stati capaci di … indovinare, collegio per collegio, quale dei candidati avrebbe ottenuto quel voto in più che lo avrebbe fatto eleggere.
Si consideri soprattutto che si tratta di elettori che non si riconosceranno nel rappresentante in Parlamento del proprio collegio, per tutta la legislatura, e magari legislatura per legislatura. Con conseguenze irreparabili sulla consistenza, l’effettività, la credibilità dell’eguaglianza politica, cioè sul principio fondante della democrazia.
Ma, come ogni sistema elettorale della specie cui appartiene, il mattarellum può produrre addirittura un risultato complessivo rovesciato rispetto al voto della maggioranza degli elettori, il risultato cioè che la maggioranza dei seggi parlamentari risulti eletta dalla minoranza degli elettori, stante l’ineguale distribuzione delle scelte politiche tra le componenti geografiche del corpo elettorale. In Inghilterra è accaduto più volte.
Non è vero, comunque, che il mattarellum, contrariamente al porcellum, esclude premi. È vero che li occulta. In tutte e tre le elezioni svoltesi con detto sistema (1994, 1996, 2001) il premio c’è stato ed è stato sempre superiore al 10 per cento dei seggi.
Non è vero neanche che, come raccontano i promotori del referendum, col mattarellum è l’elettore che sceglie l’eletto. A sceglierlo invece sarà il leader del partito del candidato che, come è a tutti noto, provvederà a destinare nei collegi “sicuri” i candidati che vuol fare eleggere. Così come sceglierà quelli della quota proporzionale collocandoli nei primi posti della lista bloccata.
Le somiglianze tra mattarellum e porcellum sono enormi, impressionanti. Non vederle, tacerle provoca domande sconvolgenti. Una maggioranza parlamentare così fatta quale autonomia potrà mai avere nei confronti di un tal leader diventato premier? Di quanto potere disporrà questo premier? L’esperienza dei governi Berlusconi non ha insegnato nulla?
A quale sistema politico mirano i referendari-maggioritari? Militano, in gran parte, nel partito democratico, e si lasciano incantare da chi sdottoreggia che le elezioni servono a scegliere non la rappresentanza parlamentare, non il tramite dei titolari della sovranità e i suoi mandatari in Parlamento, ma chi deve governare disponendo nelle due Camere dei propri addetti alla traduzione in leggi dei suoi comandi.
Si associano IDV e SEL miranti solo ad estorcere la leadership al partito maggiore della coalizione cui vogliono partecipare mediante quella pura mistificazione della democrazia che è la elezione primaria. La personalizzazione del potere è diventata quindi l’ideologia comune al centrodestra e al centrosinistra? Rinnegare la democrazia rappresentativa a favore dell’assolutismo elettivo è il nuovo credo di questo Paese? nsomma, una volta sconfitto Berlusconi, il berlusconismo trionferà condiviso?
La prospettiva che si annuncia è questa.
Rivelarla, denunziarla è doveroso.
Gianni Ferrara, costituzionalista.



